Il tuo browser non supporta JavaScript!

Attenzione, controllare i dati.

Judith Butler

Condividi

Strade che divergono

Ebraicità e critica del sionismo

di Judith Butler

editore: Raffaello Cortina Editore

pagine: 320

“Sono due in uno, / come le ali di rondine / e se la primavera tarda / m’appago d’annunciarla.” Nelle parole che il grande poeta palestinese Mahmoud Darwish dedica all’amico Edward Said è racchiuso il senso di questo libro: l’idea che l’etica ebraica non solo richieda una critica del sionismo, ma debba trascendere la propria esclusiva ebraicità per realizzare gli ideali etici e politici di convivenza in una forma radicale di democrazia. Questa sorta di allontanamento dall’ebraicità come destino inestinguibile assume la forma di un movimento doppio e irrisolto, condizionato da spinte contrastanti: prossimità e avversione, appartenenza e distacco… non semplicemente una rottura dell’identità, ma la scelta di quella che Butler chiama inquietudine dell’ambivalenza come premessa etica per nuovi principi politici condivisi. Su questo sfondo si sviluppa il confronto con pensatori quali Emmanuel Lévinas, Hannah Arendt, Primo Levi, Martin Buber, Walter Benjamin, fino alla definizione di una posizione etica basata su modalità di coabitazione in cui gli obblighi del vivere insieme non derivano dall’appartenenza culturale, ma dal fatto che la pluralità sociale non è oggetto di scelta. Questa prossimità non scelta può diventare il fondamento per un binazionalismo guidato dalla memoria e dall’appello alla giustizia che emerge dalla spoliazione, dall’esilio, dalla repressione violenta, non solo per due popoli, ma per tutti i popoli.   L'autore Judith Butler insegna presso il dipartimento di Letteratura comparata della University of California, a Berkeley. Nota soprattutto per i suoi lavori sulle identità di genere e sul concetto di performatività, nel 2012 è stata insignita del prestigioso premio Adorno per il suo contributo alla tradizione intellettuale della teoria critica. Nelle nostre edizioni ha pubblicato Parole che provocano. Per una politica del performativo (2010).

Parole che provocano

Per una politica del performativo

di Judith Butler

editore: Raffaello Cortina Editore

pagine: 260

Offese razziste, insulti a sfondo sessuale, ingiurie che feriscono minoranze: si tratta di parole che provocano e che sfuggono facilmente al controllo. Che reazioni richiedono parole come queste? Basta fare appello alla censura per poterle contenere? Secondo Judith Butler, la più nota filosofa statunitense contemporanea, non serve cadere nella trappola di una limitazione della libertà di espressione. Conta invece rivendicare una diversa possibilità di intervento politico. Si può sempre far sì che, ripetendo quelle parole, esse circolino in contesti diversi e acquisiscano nuovi significati, arrivando ad agire contro la stessa violenza che le ha prodotte. L'autrice Judith Butler insegna al dipartimento di Retorica e letteratura comparata dell’Università di Berkeley. I suoi studi spaziano dalla teoria femminista alla filosofia politica all’etica. Tra i testi più recenti Critica della violenza etica (Feltrinelli 2006) e Soggetti di desiderio  (Laterza 2009).
 

Inserire il codice per il download.

Inserire il codice attivare il servizio.