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Filosofia

Il filosofo e la strega

La ragione e il mondo magico

di Paolo Lombardi

editore: Raffaello Cortina Editore

pagine: 192

"Stelle, nascondete i vostri lumi!"Che la luce non veda i miei oscuri e profondi desideri." Così Macbeth censura il proprio immaginario; ma anche lui soccomberà alla seduzione della stregoneria. Non è nuovo che i potenti della Terra ricorrano a chi sa operare "malefici": come a suo tempo fece Saul nell'episodio biblico della "pitonessa di Endor" o il figlio di Pompeo nella storia della straga Erittonarrata da Lucano. Ma se i signori della politica osano rivolgersi persino alla negromanzia, empia arte che sembra cancellare la differenza tra il morto e il vivo, la ragione dei filosofi non abbassa la guardia. Antichi sapienti o Padri della Chiesa, teologi medioevali o profeti della modernità non tralasciano occasione per accanirsi contro la figura che più di ogni altra incarna il mistero dell'ignoto e realizza la violazione sistematica di ogni ordine stabilito. Nel corso dei secoli tali condanne producono effetti inattesi: tramutano la pallida "evpcatrice dei morti" da semplice strumento delle potenze infernali in una gagliarda ribelle "a Dio e alle sue leggi". Così i timori e gli incubi dei "filosofi" hanno popolato dei più strani oggetti l'officina del mago e la bottega della fattucchiera. Ancora oggi negli stereotipi più popolari gli indovini usano la sfera di cristallo, gli incantatori agitano la bacchetta magica e le streghe volano a cavallo di un manico di scopa. Questo libro rintraccia le origini di un'immagine che La filosofia non sempre è riuscita ad esorcizzare e che proietta la sua ombra anche nella nostra epoca, in cui dovrebbero aver trionfato scienza e tecnologia. L'autore Paolo Lombardi, studioso fiorentino, ha pubblicato La Bibbia contesa (Firenze 1992) e ha partecipato alla stesura di numerose voci del Dizionario di filosofia curato da Paolo Rossi (Firenze 1996).

Limited Inc.

di Jacques Derrida

editore: Raffaello Cortina Editore

pagine: 274

Da molto tempo si auspica un confronto tra filosofi analitici e continentali, quasi che si trattasse di rispondere a un'esigenza religiosa di ecumenismo o un bisogno etnologico di dialogo tra le culture. Si dice anche che il confronto avverrebbe tra due concetti di filosofia "kantiano" il primo (cioè legato a una nozione scientifica della filosofia), "hegeliano" (cioè dedito alla "decostruzione" letteraria degli acquisti conoscitivi conseguiti dai "kantiani"). I tre saggi di Derrida che compongono questo volume, oltre a fornire una penetrante lettura del problema degli atti linguistici in Austin e dei limiti del ripetuto appello all'esigenza puramente formale di un dialogo fra tradizioni filosofiche, ci propongono una visione non banale del problema: la decostruzione non consiste nel disfare le verità positivamente acquisite dalla filosofia come scienza, ma nell'approfondire - secondo un'esigenza che è ancora anzitutto scientifica- l'analisi di ciò che si intende con verità, filosofia come scienza rigorosa, lavoro del concetto. La decostruzione, allora, non è la presa d'atto di una presunta bancarotta della filosofia, ma il rinnovato appello a una filosofia che può apparire scomoda solo perché mira al conseguimento di criteri non convenzionali di verità.

Verso un sapere dell'anima

di Maria Zambrano

editore: Raffaello Cortina Editore

pagine: 188

Donare il tempo

La moneta falsa

di Jacques Derrida

editore: Raffaello Cortina Editore

pagine: 192

Questo libro permette al lettore italiano di entrare nel cuore del lavoro filosofico di Jacques Derrida. Qui il tema è il dono,e lo strano rapporto che il dono e il donare hanno con il tempo. Naturalmente Derrida tiene sott'occhio il famoso saggio di Marcel Mauss, e anche le ricerche linguistiche di Emile Benveniste, ma poi gran parte del libro è un dialogo che l'autore intrattiene con un racconto di Baudelaire intitolato La moneta falsa. Il tema non interessa solo il mondo della filosofia in senso stretto ma lancia messaggi molte direzioni. Derrida ci invita a pensare un paradosso: se donare è semplicemente uno scambio, qualcosa di circolare che ha un'andata e un ritorno, come di solito pensiamo che sia, allora il dono stesso scompare, non è più un dono. Il dono resta solo quando c'è un'eccedenza, quando paradossalmente si sottrae al cerchio dello scambio e del tempo. Qual è allora il "tempo" che si addice al donare? Se riflettiamo sulla natura più propria del dono, che ne è del tempo, come lo intendiamo di solito, per esempio quando chiamiamo un dono con il nome di "presente" e diciamo "fare un presente"? Come se - suggerisce Derrida - il dono fosse votato a una "irresponsabilità", poiché nel momento stesso in cui lo dichiariamo, o solo ne mostriamo l'intenzione, esso è già sparito nello scambio. Ma il dono, appunto, non è mai solo una "moneta", semmai potrebbe essere una "moneta falsa".

La filosofia dalla scala di servizio

I grandi filosofi tra pensiero e vita quotidiana

di Wilhelm Weischedel

editore: Raffaello Cortina Editore

pagine: 342

Molti sono i modi per accedere alla dimora di quell'"animale lunare" che è il filosofo. Uno di essi, forse il meno convenzionale, è quello di utilizzare la scala di servizio dell'aneddoto che concerne la vicenda personale, i tratti caratteriali, le piccole manie della vita di tutti i giorni. Talete di Mileto cade in un pozzo rapito dalla contemplazione dei cieli; Aristotele di Stagira escogita un flipper ante litteram per essere sicuro che il rumore di una biglia lo ridesti alla fatica del pensiero; Cartesio alterna alla meditazione duelli e avventure galanti; Leibniz, mentre sogna la sua "macchina universale" che risolverà ogni disputa, cura le proprie piaghe con una carta assorbente; il puntuale Immanuel Kant si tramuta in una sorta di orologio vivente; Martin Heidegger mette alla prova i suoi allievi sui campi da sci prima ancora che nelle pieghe del pensiero dell'essere... Non c'è follia che non sia stata messa in pratica da qualche filosofo! Dettagli biografici, forse, ma all'occhio di Wilhelm Weischedel essi diventano indizi preziosi per riannodare i fili che collegano le idee più astratte alle vicissitudini della concretezza quotidiana e per comprendere il senso della "lotta dei pensieri" che anima ciascun filosofo, diviso tra la libertà dello spirito e il vincolo dell'esistenza. Nelle piazze di Atene o nelle vie di Parigi, nella quieta bottega di Spinoza o nella tormentata stanza di Kirkegaard, l'autore dà voce a quello "scandalo" permanente che è la filosofia, un domandare senza tregua su noi stessi, il mondo e Dio. L'autore Wilhelm Weischedel ha insegnato filosofia a Tubinga e Freie Universität di Berlino. Sono stati tradotti in italiano i tre volumi del suo Il Dio dei filosofi (Genova 1988-1994).

La questione della colpa

Sulla responsabilità politica della Germania

di Karl Jaspers

editore: Raffaello Cortina Editore

pagine: 140

La natura

Lezioni al Collège de France 1956-1960

di Maurice Merleau-Ponty

editore: Raffaello Cortina Editore

pagine: 406

Edizione italiana a cura di Mauro Carbone “La Natura è un oggetto enigmatico, un oggetto che non è del tutto oggetto... non ciò che ci è dinanzi, ma ciò che ci sostiene”. Merleau-Ponty è scomparso prima di aver potuto condurre a termine quel radicale ripensamento dell’idea di Natura che avrebbe collocazione nella sua opera Il visibile e l’invisibile che già da alcun anni aveva avviato nei corsi tenuti al Collège de France. A colmare la lacuna giungono ora gli appunti, particolarmente attendibili, trascritti da anonimi uditori di due di quei corsi, nonché le note stilate direttamente dal filosofo in preparazione del terzo: una documentazione straordinaria del ricchissimo patrimonio d'analisi che nutriva quel progetto. Mentre risponde a precise esigenze didattiche, il pensiero di Merleau-Ponty si articola attraverso il confronto sia con la riflessione che alla Natura la filosofia non ha smesso di dedicare nel corso della sua storia sia con le immagini di Natura che emergono dai molteplici ambiti disciplinari della scienza del nostro secolo. Ne scaturisce un quadro affascinante in cui le grandi sfide della filosofia romantica si intrecciano agli orizzonti dischiusi dalla pratica scientifica.  Biografia dell'autore   Maurice Merleau-Ponty (1908-1961) è il più importante filosofo francese di indirizzo fenomenologico e uno dei più originali del nostro secolo, ha insegnato all'Università di Lione, poi alla Sorbona e infine al Collège de France. Tra i suoi libri vanno ricordati La struttura del comportamento (1942, tr. it. Milano 1963), Fenomenologia della percezione (1945, tr. it. Milano 1965), Il più importante da lui ultimato, nonché il postumo Il visibile e l'invisibile (1964, tr. it. Milano 1993), che registra i più maturi sviluppi del suo pensiero.

La formazione dello spirito scientifico

Contributo ad una psicoanalisi della conoscenza oggettiva

di Gaston Bachelard

editore: Raffaello Cortina Editore

pagine: 322

Davvero le perle inducono alla castità e le pietre preziose contengono spiriti sottili? L'immaginario ha costruito il mondo dell'alchimia, dell'astrologia, delle influenze celesti e della simpatia universale. La scienza nasce contro tutto questo. Tuttavia, mentre la ragione riforma se stessa nel corso dell'indagine, "gli interessi e gli istinti dell'uomo svelano una bizzarra stabilità". Il cambiamento concettuale, la definizione di sempre più raffinate procedure sperimentali, la progressiva matematizzazione delle scienze della natura e dell'uomo non segnano un cammino "pacifico e lineare", ma s'imbattono di continuo in ostacoli che rendono drammatica la crescita della conoscenza. La formazione dello spirito scientifico è ormai un classico della filosofia a motivo dell'audace collegamento che qui Bachelard istituisce tra le discipline scientifiche apparentemente più pure e disinteressate e l'indagine psicoanalitica. Quest'ultima fornisce il paradigma delle motivazioni profonde e anche degli ostacoli alla scoperta e all'invezione. Quel che alla fine emerge da questo intrico di percorsi è la percezione sempre più chiara e distinta delle componenti soggettive e oggettive di ogni sapere che ambisca al titolo di "scientifico". Nasce così l'intersoggettività della ricerca, che tiene insieme la "cittadella degli scienziati".

Saggezza antica

Terapia per i mali dell’uomo d’oggi

di Giovanni Reale

editore: Raffaello Cortina Editore

pagine: 262

L'uomo contemporaneo è ammalato, forse gravemente. E l'origine del "disagio della civiltà" va cercata, in particolare, in quel nichilismo che, sul finire del secolo scorso, Nietzsche ha reso in modo così pesante. Di fronte all'assenza di senso che lo accompagna in ogni passo dell'assoggettamento tecnico-scientifico del mondo, dopo aver sperimentato cocenti delusioni, angosce e paure, ha rivolto lo sguardo al "remoto" passato, col desiderio di ritornare alle proprie radici culturali. Ha così riscoperto la saggezza dei Greci, che di nuovo si impone come un punto di riferimento ineludibile per chiunque intenda costruire la propria identità. Questo libro traccia una sorta di itinerario fra i mali che affliggono l'uomo d'oggi, mostrando come la saggezza antica riveli i modi per la "cura" del disagio contemporaneo. Queste "terapie", forse, non riusciranno a guarire, ma almeno leniranno il dolore e la disperazione. L'autore Giovanni Reale insegna Storia della filosofia antica presso l'Università Cattolica di Milano. Molti suoi libri sono tradotti in inglese, spagnolo, portoghese, tedesco, polacco e russo. Tra le sue opere segnaliamo: Storia della filosofia antica (Milano 1992), Per una nuova interpretazione di Platone (Milano 1995), Il concetto di "filosofia prima" (Milano 1994). Insieme con Dario Antiseri è autore di Il pensiero occidentale dalle origini a oggi, giunto ora alla sedicesima edizione.  

Dialogando con Gadamer

Ermeneutica, estetica, filosofia pratica

editore: Raffaello Cortina Editore

pagine: 92

Politiche dell'amicizia

di Jacques Derrida

editore: Raffaello Cortina Editore

pagine: 388

"... il detto che Aristotele aveva molto familiare: 'o miei amici, non c'è nessun amico'" (Montaigne, Dell'amicizia) Questa sentenza attribuita ad Aristotele, chi non l'ha citata? Ecco che, una volta modulata o orchestrata, fin nella sua grammatica, da un concerto di interpreti sonnambuli, vigili e automatici, ecco che attraversa sognante, recitazione salmodiata di un immenso brusio, il pieno giorno della nostra memoria: da Montaigne a Kant, per esempio, da Nietzsche a Blanchot, sì, Blanchot, l'amico di Bataille e dei pensatori di questo tempo, il pensatore dell'Amicizia. Ma l'avvenire di "questo detto che Aristotele aveva molto familiare" ci viene ancora addosso. Già qui, è come se non fosse ancora arrivato, custodendo, in una delle sue pieghe, una promessa di democrazia ancora impensata, ancora impossibile, sempre a venire: la promessa, davvero.

Senso comune, scienza e scetticismo

Un’introduzione storica alla teoria della conoscenza

di Alan Musgrave

editore: Raffaello Cortina Editore

pagine: 372

Possiamo conoscere qualcosa con certezza? Filosofi e scienziati hanno più volte risposto affermativamente, fondando questa affermazione sui sensi (empiristi) o sull'intelletto (razionalisti), ma l'"amara genia degli scettici" non ha mai smesso di sfidarli sul loro terreno, mettendo in dubbio ora l'evidenza sensibile ora la saldezza dei principi. Eppure, gli stessi scettici non si trovano in condizioni migliori dei loro fratelli-nemici, i "dogmatici". Se nulla conosciamo con certezza, che cosa resta infatti della tesi scettica che afferma perentoriamente l'impossibilità della conoscenza? Non si tratta solo di problemi generali e astratti. Ricostruendo i vari contesti del dibattito, Alan Musgrave mostra come gli interrogativi di fondo della filosofia della conoscenza si siano legati con le ricerche della psicologia, della logica, della matematica e dell'informatica.  È proprio nel quadro dell'impresa scientifico-tecnica del Novecento, con le sue grandi rivoluzioni intellettuali ma anche con il suo impressionante progresso tecnologico, che Musgrave delinea la sua "terza via" tra dogmatismo e scetticismo: lo scetticismo è un potente alleato in qualsiasi opera di emancipazione dai dogmi, ma, contrariamente a quanto ritengono gli scettici, si dà conoscenza seppure come sapere fallibile e continuamente rivedibile.  È così che evolve la stessa scienza, ed è attraverso l'atteggiamento critico che si costituisce davvero una sorta di "senso comune" in cui si inquadrano decisioni pubbliche e scelte collettive. L'autore Alan Musgrave insegna Filosofia all'Università di Otago (Nuova Zelanda). Con Imre Lakatos ha curato ormai classico volume Critica e crescita della conoscenza (Milano, 1976). 

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