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Filosofia

Sull'orlo della scienza

Pro e contro il metodo

di Paul K. Feyerabend, Imre Lakatos

editore: Raffaello Cortina Editore

pagine: 392

"imre e io eravamo diversi nell'aspetto, nel carattere e nelle aspirazioni, tuttavia eravamo veramente grandi amici. Mi sentii devastato e furioso quando seppi che Imre era morto". Così Paul Feyerabend, dadaista, anarchico e libertario appassionato, ha ricordato Lakatos:"quest'individuo eccessivo, sensibile, implacabile, autoironico e così umano". Le lezioni e le lettere qui riportate rappresentano la testimonianza di un confronto intellettuale tra i più significativi della Filosofia della scienza del Novecento. Schierati apparentemente su fronti opposti, Lakatos e Feyerabend - uno per il metodo e l'altro contro - potrebbero persino formare, al cospetto del loro Creatore, "una sola persona", come capita nel finale dei "Teologi" di Borges. Del resto, l'origine teologica dei criteri di razionalità scientifica è il punto di partenza che porta Lakatos e Feyerabend dalle questioni dell'impresa scientifica agli interrogativi filosofici di fondo, passando attraverso politica e diritto, società libera e tolleranza, individualismo e antiautoritarismo. Le lezioni di Lakatos costituiscono anche un'introduzione ai problemi della filosofia della scienza perfettamente accessibile al non specialista; mentre le tesi di Feyerabend e lo scambio epistolare rivelano come il gusto per l'indagine spregiudicata rappresenti il miglior antidoto al conformismo degli accademici e dei politici di professione. Gli autori Imre Lakatos è il creatore di almeno due idee fondamentali della filosofia del Novecento: la mutante logica della scoperta matematica e la metodologia dei programmi di ricerca scientifici. In italiano si segnalano Dimostrazioni e confutazioni (Milano 1979) e Scritti filosofici (Milano 1985). Paul K. Feyerabend ha sfidato i razionalisti di tutto il mondo con il suo Contro il metodo (Milano 1979). Tra le altre opere: La scienza in una società libera (Milano 1981) e Addio alla ragione (Roma 1990).

Dove si nasconde la salute

di Hans G. Gadamer

editore: Raffaello Cortina Editore

pagine: 184

"La civiltà debilita il corpo umano... di modo che quanto l'uomo s'avanza verso la perfezione, tanto il suo fisico cresce nell'imperfezione", scriveva Giacomo Leopardi nello Zibaldone nel lontano 1823. Oggi più di allora le sue parole suonano inquietanti, in un mondo assoggettato alla tecnica dove si è sempre più ridotta la distanza tra ricerca scientifica, pratica medica, industria e profitto. Se l'uomo della strada si domanda perché mai la medicina si rivolga alla malattia dimenticando la salute, il filosofo Hans-Georg Gadamer ritiene che per uscire dalle varie "crisi della medicina" occorre ritornare a porsi le domande originarie: che cosa significa ammalarsi, cosa significa guarire e quali sono i presupposti metafisici dell'arte medica, sospesa tra le metafore ispirate alle scienze naturali e l'oscuro linguaggio del corpo. Dove si nasconde la salute muove dalle antiche concezioni dei Greci per giungere ai dilemmi della medicina contemporanea cercando di ridefinire la drammatica relazione tra medico e paziente. Quel che occorre a una medicina più umana è forse la figura di un "guaritore ferito", un medico non solo rispettoso della soggettività del malato, ma anche interiormente consapevole del peso della sofferenza e del dolore.Biografia dell'autore Hans-Georg Gadamer, laureatosi con Paul Natorp nel 1922, ha ottenuto la libera docenza con Martin Heidegger. Ha insegnato a Lipsia, Francoforte e Heidelberg, succedendo alla cattedra di Filosofia che era stata di Karl Jaspers. Tra le sue opere apparse in italiano: Verità e metodo (Milano 1983), il testo fondamentale dell'ermeneutica contemporanea, La ragione nell'età della scienza (Genova 1982), Studi platonici (Genova 1983), L'eredità dell'Europa (Torino 1991).

La dimensione sociale della conoscenza

di David Bloor

editore: Raffaello Cortina Editore

pagine: 276

Il "mondo delle idee" di Platone e di Popper va trasferito dal cielo alla terra. Senza negare l'oggettività del sapere, David Bloor affida alla sociologia della conoscenza il compito di spiegare la natura profonda dell'impresa tecnico-scientifica. Questo libro costituisce dunque una sorta di manifesto del programma forte della sociologia della scienza, secondo cui anche le procedure più astratte e formalizzate possono essere ricondotte a operazioni del mondo sociale: conflitti, convenzioni, negoziazioni, patti, istituzioni e così via. Bloor smonta il mito della "purezza scientifica" muovendo dai "quartieri alti" della ricerca, a cominciare dalla matematica e dalla logica. Il suo approccio combina in modo originale Mill e Frege, Mannheim e Wittgenstein, Lakatos e i classici dell'antropologia. Creatività scientifica e lavoro di ricerca appaiono dimensioni della vita non più scisse dalle altre. Non diversamente da come accade nella politica, esse rimandano a un complesso di pratiche sociali, governate non da criteri metastorici, bensì da una flessibile logica della situazione, aperta al cambiamento e all'innovazione e analoga a quella che opera in un'azienda o in un tribunale. Comparso in una prima versione nel 1976 e da anni al centro di un polemico dibattito che ha diviso storici, filosofi e sociologi della scienza, il libro è stato corredato, fin dalla seconda edizione in inglese (1991), di una replica ai critici che si conclude con un elogio dell'eresia come fattore di crescita sia nella scienza che nelle altre sfere dell'attività umana. L'autore David Bloor, uno dei fondatori del programma forte nella sociologia della conoscenza alla Science Studies Unit dell'Università di Edimburgo, è autore di numerosi articoli e interventi, nonché del libro Wittgenstein. A Social Theory of Knowledge (Macmillan, London 1983).

Essere giusti con Freud

La storia della follia nell’età della psicoanalisi

di Jacques Derrida

editore: Raffaello Cortina Editore

pagine: 116

Nella Storia della follia - osserva Jacques Derrida - Foucault aveva scritto che bisogna "essere giusti con Freud". Quali sono le implicazioni di questa affermazione? Cosa dovremmo restituire a Freud e perché "bisogna" farlo? In un saggio di straordinaria tensione filosofica, Derrida tenta una risposta: un inizio di risposta, o l'inizio di un dialogo ormai mancato (perché Foucault non può più replicare), in cui si disegna il luogo doppio e paradossale della psicoanalisi, una specie di "cerniera" o di porta che apre e chiude, di pendolo. Il luogo di una logica diversa in cui anche Foucault non ha potuto fare a meno di installarsi. Ma della quale noi stessi abbiamo bisogno perché è anche, necessariamente, il nostro luogo. Sullo sfondo, inaggirabile, ricompare il problema del potere, ora però associato alla questione della morte, in quella "perpetua spirale" del potere e del piacere nella quale Freud ha osato una volta affondare lo sguardo.

Linguaggio e filosofia

di Ian Hacking

editore: Raffaello Cortina Editore

pagine: 242

Fin dagli antichi Greci la filosofia si è confrontata con il linguaggio, costruendo sofisticate teorie su idee e cose, parole e oggetti, sensi e significati. Il nostro secolo ha infine assistito a quella "svolta linguistica" che accomuna pensatori tanto diversi quanto Heidegger e Wittgenstein intorno al tema del linguaggio come asse della riflessione e dell'espressione. Ian Hacking ripercorre qui alcune tappe essenziali di questo confronto, dal Seicento a oggi: dal "segno" di Thomas Hobbes all'"anarchismo" di Paul Feyerabend passando per Locke, Berkeley, Frege, Russell, Wittgenstein, Ayer, Chomsky e Davidson. Il libro rivela così il "labirinto filosofico che ha il linguaggio al proprio centro". Ma Hacking fornisce anche il filo d'Arianna per uscirne: non restare intrappolati nella "routine di una filosofia del linguaggio fine a se stessa", ma scoprire come e perché il linguaggio costituisce l'interfaccia tra noi stessi e il mondo. L'autore Ian Hacking insegna Storia e filosofia della scienza all'Institute for History and Philosophy of Science and Technology di Toronto. In Italia ha pubblicato Rivoluzioni scientifiche (Bari 1985), Conoscere e sperimentare (Bari 1987), L'emergenza della probabilità (Milano 1987) e Il caso domato (Milano 1994).

Ridere la verità

Scena comica e filosofia

editore: Raffaello Cortina Editore

pagine: 184

Spettri di Marx

di Jacques Derrida

editore: Raffaello Cortina Editore

pagine: 246

Spettri di Marx incomincia con la critica di un nuovo dogmatismo, di un'intolleranza: "Lo sanno tutti, sappiatelo bene, il marxismo è morto, e Marx con lui, non c'è più motivo di dubitarne". Un "ordine del mondo" tenta di stabilizzare un'egemonia fragile grazie all'evidenza di un "atto di morte". Il discorso maniacale che prende il sopravvento ha la forma giubilatoria e oscena che Freud attribuisce alla fase trionfante nel nuovo lutto. (Refrain: "il cadavere si decompone in un posto sicuro, che non ritorni più, viva il capitale, viva il mercato, sopravviva il liberalismo economico!"). Esorcismo e scongiura. Una degenerazione tenta di neutralizzare la necessità spettrale, ma anche l'avvenire di "uno" "spirito" del marxismo. "Uno" "spirito": l'ipotesi di questo saggio è che ce n'è più d'uno. La responsabilità finita dell'erede è votata alla scelta. Riafferma un possibile, e non un altro. Ma un simile discernimento critico come si apporta all'esigenza ipercritica - o piuttosto decostruttiva - della responsabilità?

Sulla psicoanalisi

Freud e Lacan

di Louis Althusser

editore: Raffaello Cortina Editore

pagine: 296

Non diversamente da Copernico, Freud "ha scaglaito l'uomo verso un'incognita". Ma i territori dell'inconscio possono essere davvero ripercorsi ricompresi solo liberandosi dai pregiudizi ideologici che qui e ora ci separano dal creatore della psicoanalisi. Attraverso le lacerazioni del politico, del filosofo, dell'uomo stesso, Louis Althusser delinea le tappe di questo ritorno - che è anche un ripensamento della psicoanalisi come piena forma di vita, non più spartita tra discipline e campi accademicamente definiti. Ma ciò vuol dire anche riaprire il dialogo della psicolanalisi con la linguistica, il marxismo, la teoria economica. L'incontro-scontro tra Althusser e Jacques Lacan si configura quindi come il confronto di due "eretici", insofferenti di qualsiasi ortodossia, e capaci d'iscrivere nella propria sofferenza personale il senso della vita come ricerca. Tra i testi di Althusser tradotti in italiano ricordiamo: Per Marx (Roma 1967), Leggere "Il Capitale" (con Étienne Balibar, Milano 1968), Quel che deve cambiare nel Partito Comunista (Milano 1978), L'avvenire dura a lungo (Parma 1992)  

Autocoscienza e realtà

di Humberto R. Maturana

editore: Raffaello Cortina Editore

pagine: 128

Per gioco

Piccolo manuale dell’esperienza ludica

di Alessandro Dal Lago, P. Aldo Rovatti

editore: Raffaello Cortina Editore

pagine: 174

Il libro della condivisione

di Edmond Jabès

editore: Raffaello Cortina Editore

pagine: 140

L'esercizio del silenzio

di P. Aldo Rovatti

editore: Raffaello Cortina Editore

pagine: 140

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