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Filosofia

La natura

Lezioni al Collège de France 1956-1960

di Maurice Merleau-Ponty

editore: Raffaello Cortina Editore

pagine: 406

Edizione italiana a cura di Mauro Carbone “La Natura è un oggetto enigmatico, un oggetto che non è del tutto oggetto... non ciò che ci è dinanzi, ma ciò che ci sostiene”. Merleau-Ponty è scomparso prima di aver potuto condurre a termine quel radicale ripensamento dell’idea di Natura che avrebbe collocazione nella sua opera Il visibile e l’invisibile che già da alcun anni aveva avviato nei corsi tenuti al Collège de France. A colmare la lacuna giungono ora gli appunti, particolarmente attendibili, trascritti da anonimi uditori di due di quei corsi, nonché le note stilate direttamente dal filosofo in preparazione del terzo: una documentazione straordinaria del ricchissimo patrimonio d'analisi che nutriva quel progetto. Mentre risponde a precise esigenze didattiche, il pensiero di Merleau-Ponty si articola attraverso il confronto sia con la riflessione che alla Natura la filosofia non ha smesso di dedicare nel corso della sua storia sia con le immagini di Natura che emergono dai molteplici ambiti disciplinari della scienza del nostro secolo. Ne scaturisce un quadro affascinante in cui le grandi sfide della filosofia romantica si intrecciano agli orizzonti dischiusi dalla pratica scientifica.  Biografia dell'autore   Maurice Merleau-Ponty (1908-1961) è il più importante filosofo francese di indirizzo fenomenologico e uno dei più originali del nostro secolo, ha insegnato all'Università di Lione, poi alla Sorbona e infine al Collège de France. Tra i suoi libri vanno ricordati La struttura del comportamento (1942, tr. it. Milano 1963), Fenomenologia della percezione (1945, tr. it. Milano 1965), Il più importante da lui ultimato, nonché il postumo Il visibile e l'invisibile (1964, tr. it. Milano 1993), che registra i più maturi sviluppi del suo pensiero.

La formazione dello spirito scientifico

Contributo ad una psicoanalisi della conoscenza oggettiva

di Gaston Bachelard

editore: Raffaello Cortina Editore

pagine: 322

Davvero le perle inducono alla castità e le pietre preziose contengono spiriti sottili? L'immaginario ha costruito il mondo dell'alchimia, dell'astrologia, delle influenze celesti e della simpatia universale. La scienza nasce contro tutto questo. Tuttavia, mentre la ragione riforma se stessa nel corso dell'indagine, "gli interessi e gli istinti dell'uomo svelano una bizzarra stabilità". Il cambiamento concettuale, la definizione di sempre più raffinate procedure sperimentali, la progressiva matematizzazione delle scienze della natura e dell'uomo non segnano un cammino "pacifico e lineare", ma s'imbattono di continuo in ostacoli che rendono drammatica la crescita della conoscenza. La formazione dello spirito scientifico è ormai un classico della filosofia a motivo dell'audace collegamento che qui Bachelard istituisce tra le discipline scientifiche apparentemente più pure e disinteressate e l'indagine psicoanalitica. Quest'ultima fornisce il paradigma delle motivazioni profonde e anche degli ostacoli alla scoperta e all'invezione. Quel che alla fine emerge da questo intrico di percorsi è la percezione sempre più chiara e distinta delle componenti soggettive e oggettive di ogni sapere che ambisca al titolo di "scientifico". Nasce così l'intersoggettività della ricerca, che tiene insieme la "cittadella degli scienziati".

Saggezza antica

Terapia per i mali dell’uomo d’oggi

di Giovanni Reale

editore: Raffaello Cortina Editore

pagine: 262

L'uomo contemporaneo è ammalato, forse gravemente. E l'origine del "disagio della civiltà" va cercata, in particolare, in quel nichilismo che, sul finire del secolo scorso, Nietzsche ha reso in modo così pesante. Di fronte all'assenza di senso che lo accompagna in ogni passo dell'assoggettamento tecnico-scientifico del mondo, dopo aver sperimentato cocenti delusioni, angosce e paure, ha rivolto lo sguardo al "remoto" passato, col desiderio di ritornare alle proprie radici culturali. Ha così riscoperto la saggezza dei Greci, che di nuovo si impone come un punto di riferimento ineludibile per chiunque intenda costruire la propria identità. Questo libro traccia una sorta di itinerario fra i mali che affliggono l'uomo d'oggi, mostrando come la saggezza antica riveli i modi per la "cura" del disagio contemporaneo. Queste "terapie", forse, non riusciranno a guarire, ma almeno leniranno il dolore e la disperazione. L'autore Giovanni Reale insegna Storia della filosofia antica presso l'Università Cattolica di Milano. Molti suoi libri sono tradotti in inglese, spagnolo, portoghese, tedesco, polacco e russo. Tra le sue opere segnaliamo: Storia della filosofia antica (Milano 1992), Per una nuova interpretazione di Platone (Milano 1995), Il concetto di "filosofia prima" (Milano 1994). Insieme con Dario Antiseri è autore di Il pensiero occidentale dalle origini a oggi, giunto ora alla sedicesima edizione.  

Dialogando con Gadamer

Ermeneutica, estetica, filosofia pratica

editore: Raffaello Cortina Editore

pagine: 92

Politiche dell'amicizia

di Jacques Derrida

editore: Raffaello Cortina Editore

pagine: 388

"... il detto che Aristotele aveva molto familiare: 'o miei amici, non c'è nessun amico'" (Montaigne, Dell'amicizia) Questa sentenza attribuita ad Aristotele, chi non l'ha citata? Ecco che, una volta modulata o orchestrata, fin nella sua grammatica, da un concerto di interpreti sonnambuli, vigili e automatici, ecco che attraversa sognante, recitazione salmodiata di un immenso brusio, il pieno giorno della nostra memoria: da Montaigne a Kant, per esempio, da Nietzsche a Blanchot, sì, Blanchot, l'amico di Bataille e dei pensatori di questo tempo, il pensatore dell'Amicizia. Ma l'avvenire di "questo detto che Aristotele aveva molto familiare" ci viene ancora addosso. Già qui, è come se non fosse ancora arrivato, custodendo, in una delle sue pieghe, una promessa di democrazia ancora impensata, ancora impossibile, sempre a venire: la promessa, davvero.

Senso comune, scienza e scetticismo

Un’introduzione storica alla teoria della conoscenza

di Alan Musgrave

editore: Raffaello Cortina Editore

pagine: 372

Possiamo conoscere qualcosa con certezza? Filosofi e scienziati hanno più volte risposto affermativamente, fondando questa affermazione sui sensi (empiristi) o sull'intelletto (razionalisti), ma l'"amara genia degli scettici" non ha mai smesso di sfidarli sul loro terreno, mettendo in dubbio ora l'evidenza sensibile ora la saldezza dei principi. Eppure, gli stessi scettici non si trovano in condizioni migliori dei loro fratelli-nemici, i "dogmatici". Se nulla conosciamo con certezza, che cosa resta infatti della tesi scettica che afferma perentoriamente l'impossibilità della conoscenza? Non si tratta solo di problemi generali e astratti. Ricostruendo i vari contesti del dibattito, Alan Musgrave mostra come gli interrogativi di fondo della filosofia della conoscenza si siano legati con le ricerche della psicologia, della logica, della matematica e dell'informatica.  È proprio nel quadro dell'impresa scientifico-tecnica del Novecento, con le sue grandi rivoluzioni intellettuali ma anche con il suo impressionante progresso tecnologico, che Musgrave delinea la sua "terza via" tra dogmatismo e scetticismo: lo scetticismo è un potente alleato in qualsiasi opera di emancipazione dai dogmi, ma, contrariamente a quanto ritengono gli scettici, si dà conoscenza seppure come sapere fallibile e continuamente rivedibile.  È così che evolve la stessa scienza, ed è attraverso l'atteggiamento critico che si costituisce davvero una sorta di "senso comune" in cui si inquadrano decisioni pubbliche e scelte collettive. L'autore Alan Musgrave insegna Filosofia all'Università di Otago (Nuova Zelanda). Con Imre Lakatos ha curato ormai classico volume Critica e crescita della conoscenza (Milano, 1976). 

Sull'orlo della scienza

Pro e contro il metodo

di Paul K. Feyerabend, Imre Lakatos

editore: Raffaello Cortina Editore

pagine: 392

"imre e io eravamo diversi nell'aspetto, nel carattere e nelle aspirazioni, tuttavia eravamo veramente grandi amici. Mi sentii devastato e furioso quando seppi che Imre era morto". Così Paul Feyerabend, dadaista, anarchico e libertario appassionato, ha ricordato Lakatos:"quest'individuo eccessivo, sensibile, implacabile, autoironico e così umano". Le lezioni e le lettere qui riportate rappresentano la testimonianza di un confronto intellettuale tra i più significativi della Filosofia della scienza del Novecento. Schierati apparentemente su fronti opposti, Lakatos e Feyerabend - uno per il metodo e l'altro contro - potrebbero persino formare, al cospetto del loro Creatore, "una sola persona", come capita nel finale dei "Teologi" di Borges. Del resto, l'origine teologica dei criteri di razionalità scientifica è il punto di partenza che porta Lakatos e Feyerabend dalle questioni dell'impresa scientifica agli interrogativi filosofici di fondo, passando attraverso politica e diritto, società libera e tolleranza, individualismo e antiautoritarismo. Le lezioni di Lakatos costituiscono anche un'introduzione ai problemi della filosofia della scienza perfettamente accessibile al non specialista; mentre le tesi di Feyerabend e lo scambio epistolare rivelano come il gusto per l'indagine spregiudicata rappresenti il miglior antidoto al conformismo degli accademici e dei politici di professione. Gli autori Imre Lakatos è il creatore di almeno due idee fondamentali della filosofia del Novecento: la mutante logica della scoperta matematica e la metodologia dei programmi di ricerca scientifici. In italiano si segnalano Dimostrazioni e confutazioni (Milano 1979) e Scritti filosofici (Milano 1985). Paul K. Feyerabend ha sfidato i razionalisti di tutto il mondo con il suo Contro il metodo (Milano 1979). Tra le altre opere: La scienza in una società libera (Milano 1981) e Addio alla ragione (Roma 1990).

Dove si nasconde la salute

di Hans G. Gadamer

editore: Raffaello Cortina Editore

pagine: 184

"La civiltà debilita il corpo umano... di modo che quanto l'uomo s'avanza verso la perfezione, tanto il suo fisico cresce nell'imperfezione", scriveva Giacomo Leopardi nello Zibaldone nel lontano 1823. Oggi più di allora le sue parole suonano inquietanti, in un mondo assoggettato alla tecnica dove si è sempre più ridotta la distanza tra ricerca scientifica, pratica medica, industria e profitto. Se l'uomo della strada si domanda perché mai la medicina si rivolga alla malattia dimenticando la salute, il filosofo Hans-Georg Gadamer ritiene che per uscire dalle varie "crisi della medicina" occorre ritornare a porsi le domande originarie: che cosa significa ammalarsi, cosa significa guarire e quali sono i presupposti metafisici dell'arte medica, sospesa tra le metafore ispirate alle scienze naturali e l'oscuro linguaggio del corpo. Dove si nasconde la salute muove dalle antiche concezioni dei Greci per giungere ai dilemmi della medicina contemporanea cercando di ridefinire la drammatica relazione tra medico e paziente. Quel che occorre a una medicina più umana è forse la figura di un "guaritore ferito", un medico non solo rispettoso della soggettività del malato, ma anche interiormente consapevole del peso della sofferenza e del dolore.Biografia dell'autore Hans-Georg Gadamer, laureatosi con Paul Natorp nel 1922, ha ottenuto la libera docenza con Martin Heidegger. Ha insegnato a Lipsia, Francoforte e Heidelberg, succedendo alla cattedra di Filosofia che era stata di Karl Jaspers. Tra le sue opere apparse in italiano: Verità e metodo (Milano 1983), il testo fondamentale dell'ermeneutica contemporanea, La ragione nell'età della scienza (Genova 1982), Studi platonici (Genova 1983), L'eredità dell'Europa (Torino 1991).

La dimensione sociale della conoscenza

di David Bloor

editore: Raffaello Cortina Editore

pagine: 276

Il "mondo delle idee" di Platone e di Popper va trasferito dal cielo alla terra. Senza negare l'oggettività del sapere, David Bloor affida alla sociologia della conoscenza il compito di spiegare la natura profonda dell'impresa tecnico-scientifica. Questo libro costituisce dunque una sorta di manifesto del programma forte della sociologia della scienza, secondo cui anche le procedure più astratte e formalizzate possono essere ricondotte a operazioni del mondo sociale: conflitti, convenzioni, negoziazioni, patti, istituzioni e così via. Bloor smonta il mito della "purezza scientifica" muovendo dai "quartieri alti" della ricerca, a cominciare dalla matematica e dalla logica. Il suo approccio combina in modo originale Mill e Frege, Mannheim e Wittgenstein, Lakatos e i classici dell'antropologia. Creatività scientifica e lavoro di ricerca appaiono dimensioni della vita non più scisse dalle altre. Non diversamente da come accade nella politica, esse rimandano a un complesso di pratiche sociali, governate non da criteri metastorici, bensì da una flessibile logica della situazione, aperta al cambiamento e all'innovazione e analoga a quella che opera in un'azienda o in un tribunale. Comparso in una prima versione nel 1976 e da anni al centro di un polemico dibattito che ha diviso storici, filosofi e sociologi della scienza, il libro è stato corredato, fin dalla seconda edizione in inglese (1991), di una replica ai critici che si conclude con un elogio dell'eresia come fattore di crescita sia nella scienza che nelle altre sfere dell'attività umana. L'autore David Bloor, uno dei fondatori del programma forte nella sociologia della conoscenza alla Science Studies Unit dell'Università di Edimburgo, è autore di numerosi articoli e interventi, nonché del libro Wittgenstein. A Social Theory of Knowledge (Macmillan, London 1983).

Essere giusti con Freud

La storia della follia nell’età della psicoanalisi

di Jacques Derrida

editore: Raffaello Cortina Editore

pagine: 116

Nella Storia della follia - osserva Jacques Derrida - Foucault aveva scritto che bisogna "essere giusti con Freud". Quali sono le implicazioni di questa affermazione? Cosa dovremmo restituire a Freud e perché "bisogna" farlo? In un saggio di straordinaria tensione filosofica, Derrida tenta una risposta: un inizio di risposta, o l'inizio di un dialogo ormai mancato (perché Foucault non può più replicare), in cui si disegna il luogo doppio e paradossale della psicoanalisi, una specie di "cerniera" o di porta che apre e chiude, di pendolo. Il luogo di una logica diversa in cui anche Foucault non ha potuto fare a meno di installarsi. Ma della quale noi stessi abbiamo bisogno perché è anche, necessariamente, il nostro luogo. Sullo sfondo, inaggirabile, ricompare il problema del potere, ora però associato alla questione della morte, in quella "perpetua spirale" del potere e del piacere nella quale Freud ha osato una volta affondare lo sguardo.

Linguaggio e filosofia

di Ian Hacking

editore: Raffaello Cortina Editore

pagine: 242

Fin dagli antichi Greci la filosofia si è confrontata con il linguaggio, costruendo sofisticate teorie su idee e cose, parole e oggetti, sensi e significati. Il nostro secolo ha infine assistito a quella "svolta linguistica" che accomuna pensatori tanto diversi quanto Heidegger e Wittgenstein intorno al tema del linguaggio come asse della riflessione e dell'espressione. Ian Hacking ripercorre qui alcune tappe essenziali di questo confronto, dal Seicento a oggi: dal "segno" di Thomas Hobbes all'"anarchismo" di Paul Feyerabend passando per Locke, Berkeley, Frege, Russell, Wittgenstein, Ayer, Chomsky e Davidson. Il libro rivela così il "labirinto filosofico che ha il linguaggio al proprio centro". Ma Hacking fornisce anche il filo d'Arianna per uscirne: non restare intrappolati nella "routine di una filosofia del linguaggio fine a se stessa", ma scoprire come e perché il linguaggio costituisce l'interfaccia tra noi stessi e il mondo. L'autore Ian Hacking insegna Storia e filosofia della scienza all'Institute for History and Philosophy of Science and Technology di Toronto. In Italia ha pubblicato Rivoluzioni scientifiche (Bari 1985), Conoscere e sperimentare (Bari 1987), L'emergenza della probabilità (Milano 1987) e Il caso domato (Milano 1994).

Ridere la verità

Scena comica e filosofia

editore: Raffaello Cortina Editore

pagine: 184

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