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Hannah Arendt

Il 14 Ottobre 1906 nasceva ad Hannover Hannah Arendt. Filosofa, scrittrice e storica ebrea, fu costretta a lasciare l'Europa durante il periodo nazista per trasferirsi in America, dove visse il resto della sua vita.

La sua riflessione analizza le questioni più cruciali del Novecento. Il suo pensiero spazia dalla teoria politica alla sociologia alla filosofia ed è centrato sull'analisi della realtà totalitaria come tipo di regime impossibile da ricondurre alle forme tradizionali dell'oppressione politica.

Nel nostro catalogo vi segnaliamo alcuni titoli della grande filosofa tedesca:

L'umanità in tempi bui di Hannah Arendt

Si tratta di uno dei testi più significativi e letterariamente riusciti di Hannah Arendt. La figura e l'opera di Lessing le consentono di delineare una teoria delle emozioni, in particolare dell'amicizia, e di proporre un'interpretazione dell'idea di ''umanità in tempi bui'' ancora fortemente attuale.

Pubblicato nel 2006, anno del centenario della nascita di Hannah Arendt, questo saggio ha incontrato l'interesse di molti lettori, trattandosi di un'ottima introduzione ai temi e alle esperienze fondamentali della grande pensatrice.


Hannah Arendt di Marie Luise Knott

Il testo è costruito con leggerezza su capitoli dedicati a “Ridere, “Tradurre”, “Drammatizzare”, “Riapprendere il perdono”. Ne risultano percorsi affascinanti attraverso l’opera di Hannah Arendt, i movimenti sotterranei dei concetti, il trapassare di esperienze reali (amicizie, letture, discussioni) nel pensiero e soprattutto il suo giocare liberamente con l’inglese, la lingua dell’esilio americano, e il tedesco, la lingua materna, con la filosofia e con la poesia.

L’autrice utilizza in prevalenza testi inediti in Italia, in particolare lettere e brani di diario, mettendo in luce aspetti sorprendenti della grande filosofa.

Marie Luise Knott ha curato il catalogo della mostra dedicata al centenario della nascita di Hannah Arendt, Von den Dichtern erwarten wir Wahrheit (2007), e la recente edizione di H. Arendt-G. Scholem, Der Briefwechsel 1939-1964.

Strade che divergono Jutidh Butler

“Sono due in uno, / come le ali di rondine / e se la primavera tarda / m’appago d’annunciarla.” Nelle parole che il grande poeta palestinese Mahmoud Darwish dedica all’amico Edward Said è racchiuso il senso di questo libro: l’idea che l’etica ebraica non solo richieda una critica del sionismo, ma debba trascendere la propria esclusiva ebraicità per realizzare gli ideali etici e politici di convivenza in una forma radicale di democrazia. Questa sorta di allontanamento dall’ebraicità come destino inestinguibile assume la forma di un movimento doppio e irrisolto, condizionato da spinte contrastanti: prossimità e avversione, appartenenza e distacco… non semplicemente una rottura dell’identità, ma la scelta di quella che Butler chiama inquietudine dell’ambivalenza come premessa etica per nuovi principi politici condivisi. Su questo sfondo si sviluppa il confronto con pensatori quali Emmanuel Lévinas, Hannah Arendt, Primo Levi, Martin Buber, Walter Benjamin, fino alla definizione di una posizione etica basata su modalità di coabitazione in cui gli obblighi del vivere insieme non derivano dall’appartenenza culturale, ma dal fatto che la pluralità sociale non è oggetto di scelta. Questa prossimità non scelta può diventare il fondamento per un binazionalismo guidato dalla memoria e dall’appello alla giustizia che emerge dalla spoliazione, dall’esilio, dalla repressione violenta, non solo per due popoli, ma per tutti i popoli.  

Judith Butler insegna presso il dipartimento di Letteratura comparata della University of California, a Berkeley. Nota soprattutto per i suoi lavori sulle identità di genere e sul concetto di performatività, nel 2012 è stata insignita del prestigioso premio Adorno per il suo contributo alla tradizione intellettuale della teoria critica. Nelle nostre edizioni ha pubblicato Parole che provocano. Per una politica del performativo (2010).

Il coraggio dell'etica, Laura Boella

L’etica inizia dal male o dal bene? Dal rifiuto istintivo di fare del male a un altro o da un sotterraneo “non dimenticare il meglio” che abita ognuno di noi? Riflettendo sulle tormentate lezioni morali del Novecento, l’autrice rilancia una visione dell’etica per la quale il bene, la libertà, la giustizia devono accadere in atti, gesti, giudizi, esperienze singolari e concrete: l’amicizia, l’amore, la fedeltà, la sincerità, il piacere, il dolore, la pazienza, il perdono. In questi momenti centrali della vita morale avviene uno scarto rispetto ai comportamenti che si adeguano all’ordine sociale e balzano in primo piano la spontaneità e la responsabilità individuali. L’immaginazione è il fondamentale organo morale che consente di portare alla luce il tesoro di esperienze morali di cui è intessuta la trama nascosta della vita e che permettono di superare i limiti e le incertezze dell’etica contemporanea. Molto più spesso di quanto pensiamo, l’etica presuppone uno sforzo di immaginazione, un investimento di energie creative che rimescolano i confini di emozione e ragione, corpo e mente, senza confonderli. Per immaginare ci vuole coraggio, l’immaginazione è audace.

Laura Boella insegna Filosofia morale all’Università degli Studi di Milano. Per le nostre edizioni ha pubblicato Sentire l’altro. Conoscere e praticare l’empatia (2006) e Neuroetica. La morale prima della morale (2008). Ha inoltre curato l’edizione italiana di H. Arendt, L’umanità in tempi bui (2006).

 

 


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