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Premio Pozzale 65a edizione: vincono Mario Caciagli, Michele Cometa e Michele Mari

Va ancora a tre autori e alle loro opere il Premio letterario ‘Pozzale Luigi Russo’, giunto alla sua 65a edizione. La prestigiosa giuria, al termine degli incontri decisionali, ha scelto di assegnare il riconoscimento a tre firme della letteratura italiana.

I VINCITORI
A ricevere il premio, uno dei più antichi del panorama culturale italiano, saranno:
Mario Caciagli, Addio alla provincia rossa. Origini, apogeo e declino di una cultura politica, Carocci, 2017
Michele Cometa, Perché le storie ci aiutano a vivere. La letteratura necessaria, Cortina, 2017
Michele Mari, Leggenda privata, Einaudi 2017

LA CONSEGNA
La cerimonia di consegna sarà accompagnata da un ampio dibattito con gli autori. È in programma nel ‘cuore’ del luglio empolese, in uno dei giovedì di apertura dei negozi. Appuntamento dunque giovedì 13 luglio, alle 21.30, nel Chiostro degli Agostiniani, con la conduzione e regia di Renzo Boldrini, di Giallo Mare Minimal Teatro.

LA GIURIA
La giuria del premio vede al suo interno nomi prestigiosi del panorama culturale italiano: è presieduta da Adriano Prosperi, segretario è Matteo Bensi, poi troviamo Carla Bagnoli, Roberto Barzanti, Remo Bodei, Giuliano Campioni, Laura Desideri, Giuseppe Faso, Giacomo Magrini, Cristina Nesi, Alessandra Sarchi, Biancamaria Scarcia, Benedetta Tobagi. Al termine dei lavori finalizzati a selezionare le più significative pubblicazioni uscite nell’anno, dalla primavera 2016 alla primavera 2017, i giurati hanno reso note le opere designate a ricevere il Premio

LE TRE OPERE E I TRE AUTORI

Mario Caciagli, Addio alla provincia rossa. Origini, apogeo e declino di una cultura politica, Carocci,2017

Delle due grandi subculture politiche territoriali del sistema italiano la “bianca” scomparve con la dc, mentre la “rossa” ha avuto una lunga agonia. Questo libro è frutto di ricerche pluriennali su una delle zone più rosse della Toscana rossa, il Medio Valdarno Inferiore. Facendo ricorso a una molteplicità di strumenti di indagine, in particolare a quattro serie di interviste in profondità condotte fra il 1984 e il 2006, sono state ricostruite le origini della subcultura alla fine dell’Ottocento, le sue componenti distintive (strutture, luoghi della memoria, miti, riti, valori) fino agli anni Ottanta del Novecento e, infine, la sua crisi e la sua dissoluzione nel nuovo secolo.

Mario Caciagli È professore emerito di scienza politica dell’Università di Firenze. Ha insegnato anche nelle Università di Padova e di Catania ed è stato professore ospite in vari atenei europei.

Michele Cometa, Perché le storie ci aiutano a vivere. La letteratura necessaria, Cortina, 2017

Non sappiamo perché e come l’Homo sapiens abbia sviluppato la capacità di costruire storie. Possiamo però ipotizzare come presumibilmente siano andate le cose. Cioè come un ominide abbia sviluppato la facoltà di narrare storie e come queste lo abbiano avvantaggiato tra tutte le specie. Si tratta dunque di studiare la narrazione, la fiction e la letteratura nel contesto della teoria dell’evoluzione e delle scienze cognitive, prendendo le mosse dalle recenti acquisizioni dell’archeologia cognitiva che mettono in relazione la produzione di utensili e lo sviluppo di capacità narrative. Si comprende così che la narrazione ha un ruolo decisivo nella costituzione del Sé e delle sue protesi esterne, come da tempo sostengono i teorici della mente estesa e della cognizione incarnata. Questo studio si inserisce nel quadro più ampio di una teoria biopoetica della narrazione e di un’antropologia filosofica che non trascura il bios rispetto allo spirito. Per questo, categorie fondamentali come la compensazione e l’esonero possono essere rilette in chiave evoluzionistica e fornire alcune spiegazioni del comportamento narrativo dell’Homo sapiens: il riequilibrio dei suoi deficit funzionali ed esistenziali e il contenimento dell’ansia.

Michele Cometa insegna Storia comparata delle culture e Cultura visuale nell’Università degli Studi di Palermo.

Michele Mari, Leggenda privata, Einaudi 2017

«Se la madre non lo difendeva, si formava talvolta nella mente del figlio la delirante intenzione di difenderla lui, come si evince da una fotografia scattata dal padre: autentico scudo umano, il figlio si frappone con uno sguardo che dice: "Dovrai passare sul mio cadavere"». L'Accademia dei Ciechi ha deliberato: Michele Mari deve scrivere la sua autobiografia. O, come gli ha intimato Quello che Gorgoglia, «isshgioman'zo con cui ti chonshgedi». Se hai avuto un padre il cui carattere si colloca all'intersezione di Mosè con John Huston, e una madre costretta a darti il bacino della buonanotte di nascosto, allora l'infanzia che hai vissuto non poteva definirsi altro che «sanguinosa». Poi arriva l'adolescenza, e fra un viscido bollito e un Mottarello, in trattoria, avviene l'incontro fatale: una cameriera volgarotta e senza nome che accende le fantasie erotiche del futuro autore delle Cento poesie d'amore a Ladyhawke... Ma è davvero una ragazza o un golem manovrato da qualche Entità? Assieme a lei, in una «leggenda privata» documentata da straordinarie fotografie, la famiglia dell'autore e il suo originalissimo lessico. E poi la scuola, la cultura a Milano negli anni Sessanta e Settanta, e alcune illustri comparse come Dino Buzzati, Walter Bonatti, Eugenio Montale, Enzo Jannacci e Giorgio Gaber. Chiamando a raccolta tutti i suoi fantasmi e tutte le sue ossessioni (fra cui un numero non indifferente di ultracorpi), Michele Mari passa al microscopio i tasselli di un'intera esistenza: la sua. Un romanzo di formazione giocoso e serissimo che è anche un atto di coerenza verso le ragioni piú esose della letteratura.

Michele Mari insegna Letteratura italiana all'Università Statale di Milano.

Di tutti i libri in concorso il comitato organizzatore del Premio pubblica recensioni sul sito web del Premio Pozzale (http://www.premiopozzale.it/).

Perché le storie ci aiutano a vivere

La letteratura necessaria

di Michele Cometa

editore: Raffaello Cortina Editore

pagine: 428

Non sappiamo perché e come l’Homo sapiens abbia sviluppato la capacità di costruire storie. Possiamo però ipotizzare come presumibilmente siano andate le cose. Cioè come un ominide abbia sviluppato la facoltà di narrare storie e come queste lo abbiano avvantaggiato tra tutte le specie. Si tratta dunque di studiare la narrazione, la fiction e la letteratura nel contesto della teoria dell’evoluzione e delle scienze cognitive, prendendo le mosse dalle recenti acquisizioni dell’archeologia cognitiva che mettono in relazione la produzione di utensili e lo sviluppo di capacità narrative. Si comprende così che la narrazione ha un ruolo decisivo nella costituzione del Sé e delle sue protesi esterne, come da tempo sostengono i teorici della mente estesa e della cognizione incarnata. Questo studio si inserisce nel quadro più ampio di una teoria biopoetica della narrazione e di un’antropologia filosofica che non trascura il bios rispetto allo spirito. Per questo, categorie fondamentali come la compensazione e l’esonero possono essere rilette in chiave evoluzionistica e fornire alcune spiegazioni del comportamento narrativo dell’Homo sapiens: il riequilibrio dei suoi deficit funzionali ed esistenziali e il contenimento dell’ansia.

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