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Saggi

L’imperativo estetico

Scritti sull’arte

di Peter Sloterdijk

pagine: 212

L’estetica di Sloterdijk non è semplicemente una filosofia dell’arte, ma anzitutto un modo eminente di fare filosofia.

Filosofia-schermi

Dal cinema alla rivoluzione digitale

di Mauro Carbone

pagine: 162

La filosofia può aiutarci a capire come la rivoluzione digitale ci sta cambiando la vita.

Abbiamo ancora bisogno della storia?

Il senso del passato nel mondo globalizzato

di Serge Gruzinski

pagine: 166

Come suscitare ancora interesse per la storia, accusata di riportare tutto all’Europa e al suo passato?

Il cinema o l'uomo immaginario

di Edgar Morin

pagine: 268

Morin riflette qui sul rapporto del cinema con il reale e l’immaginario, e ne evidenzia le relazioni con i processi profondi della psiche e della conoscenza.

L'odio online

Violenza verbale e ossessioni in rete

di Giovanni Ziccardi

pagine: 264

La diffusione di Internet ha reso possibile un dialogo ininterrotto, che si alimenta sui blog, sui forum, nelle chat, sui display degli smartphone. All’interno di questo dialogo globale, sono approdate le espressioni di odio razziale e politico, le offese, i comportamenti ossessivi nei confronti di altre persone, le molestie, il bullismo e altre forme di violenza che sollevano la curiosità del giurista. Come è nato il concetto di hate speech? Anche odiare è un diritto e quali sono i limiti che pongono gli ordinamenti giuridici? È mutato il livello di tolleranza e sono cambiati irreversibilmente i toni della discussione? A queste domande risponde l’autore, affrontando da un punto di vista giuridico, filosofico e politico il tema della violenza verbale e della sua diffusione nell’era tecnologica. L'autore Giovanni Ziccardi è professore di Informatica giuridica all’Università di Milano. Nella collana Saggi ha pubblicato Internet, controllo e libertà (2015).

Trauma, coscienza, personalità

Scritti clinici

di Pierre Janet

pagine: 324

A cura di Francesca Ortu e Giuseppe Craparo Prefazione di Giovanni Liotti Sono presentati per la prima volta in traduzione italiana alcuni dei più famosi casi clinici di Pierre Janet, considerato il “padre della moderna psicotraumatologia”. Vengono illustrate le applicazioni cliniche della teoria di Janet, sottolineando le strategie di intervento psicoterapeutico utilizzate nel trattamento dei disturbi dissociativi riconducibili, secondo l’autore, al fallimento della “sintesi mentale”. Le applicazioni cliniche spaziano lungo tutto l’arco dell’elaborazione teorica janettiana e permettono di cogliere la grande modernità della tecnica terapeutica di Pierre Janet. Tecnica che per la sua minuziosa attenzione e il suo rispetto per il paziente come persona, indipendentemente dalle sue manifestazioni psicopatologiche, sembra “configurare un’interessante variante dell’empatia”.L'autorePierre Janet (1859-1947), filosofo e psicologo fra i più influenti della sua epoca, insegnò alla Sorbona dal 1895 al 1902 e successivamente al Collège de France. Nella collana Saggi è stato pubblicato L’automatismo psicologico. Saggio di psicologia sperimentale sulle forme inferiori dell’attività umana (2013).

Jacques Lacan

La clinica psicoanalitica: struttura e soggetto

di Massimo Recalcati

pagine: 690

Jacques Lacan è stato innanzitutto uno psicoanalista che ha dedicato la sua vita all’ascolto della sofferenza sintomatica dei pazienti e al rinnovamento della teoria e della clinica della psicoanalisi. Il suo impegno è stato costante e capace di frutti originalissimi per più di mezzo secolo. In questo libro viene offerto un ritratto articolato della clinica psicoanalitica seguendo i diversi tornanti che caratterizzano l’insegnamento di Lacan e la sua ripresa della lezione freudiana: la clinica delle psicosi (paranoia, schizofrenia, melanconia), quella delle nevrosi (isteria e nevrosi ossessiva), quella della perversione e la sua concezione della cura analitica. In un tempo in cui il rigore del ragionamento clinico sembra destinato a essere sostituito da classificazioni diagnostiche anonime e la pratica della cura da un’operazione disciplinare di normalizzazione, questo libro ricorda, con Lacan, che l’analisi è uno spazio radicale di libertà dove il soggetto può incontrare le impronte del proprio destino singolare. Massimo Recalcati conclude con questo secondo volume l’opera monografica dedicata al suo maestro. Il primo volume di Massimo Recalcati su Jacques Lacan:    

Teorie della conoscenza

Il dibattito contemporaneo

pagine: 416

Nel 1963 Edmund Gettier, un giovane filosofo pressoché sconosciuto, pubblicò su Analysis un breve saggio intitolato “Is justified true belief knowledge?”. Grazie alle sollecitazioni e alle sfide lì contenute, la discussione sulla nozione di conoscenza e sulle nozioni correlate – credenza, giustificazione e verità – ha visto negli ultimi cinque decenni il fiorire di una grande varietà di analisi e posizioni filosofiche. L’epistemologia, nel senso di teoria della conoscenza prima ancora che in quello di filosofia della scienza, è oggi, specialmente nella tradizione analitica, uno degli ambiti più vivaci nel dibattito filosofico. Il lettore troverà in questo volume, oltre al saggio di Gettier, i testi epistemologici che sono alla base della ricerca attuale sull’analisi della conoscenza, la natura della giustificazione e il problema dello scetticismo. Testi di L. BonJour, K. DeRose, F. Dretske, R. Firth, E. Gettier, A. Goldman, J. Greco, C.I. Lewis, R. Nozick, D. Pritchard, J. Pryor, E. Sosa, T. Williamson, C. Wright I curatori Clotilde Calabi insegna Teorie del linguaggio e della mente e Filosofia del linguaggio all’Università degli Studi di Milano. Annalisa Coliva insegna Filosofia del linguaggio ed Epistemologia delle scienze umane all’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia. Andrea Sereni insegna Epistemologia e Filosofia della matematica all’Istituto Universitario di Studi Superiori di Pavia. Giorgio Volpe insegna Filosofia della conoscenza all’Università degli Studi di Bologna.

Responsabilità

Rispondere di sé, rispondere all'altro

di Mario Vergani

pagine: 164

Quando agiamo responsabilmente? Che cosa significa essere responsabili o sentirsi responsabili? Da chi è fatta valere la responsabilità, nei confronti di chi o di che cosa? Fino a che punto si spinge? È rivolta al passato o al futuro? È simmetrica o asimmetrica? In che senso la responsabilità chiama in causa le dimensioni del potere, del sapere, del volere? Da ultimo, come si intrecciano responsabilità e libertà? Lungo un percorso che attraversa l’odierno scenario storico, sociale e culturale dell’azione responsabile, l’autore indaga i fondamenti filosofici del vincolo etico, delineando un modello di etica della relazione con profonde implicazioni teoriche e pratiche nei processi di costituzione dell’identità. L'autore Mario Vergani è ricercatore in Filosofia teoretica presso l’Università di Milano-Bicocca. Recentemente ha pubblicato Separazione e relazione. Prospettive etiche nell’epoca dell’indifferenza (Pisa 2012).

Il noi collettivo

Impegno congiunto e mondo sociale

di Margaret Gilbert

pagine: 156

Sono pochi i giorni in cui non facciamo, almeno implicitamente, uso del “noi” collettivo, che si stia parlando o semplicemente pensando. Ma che cosa ci legittima a usare questo “noi”? Margaret Gilbert pone qui la questione del fondamento del noi collettivo, cruciale per ogni ontologia sociale, a partire da un originale approccio esistenziale: “non si può sperare di avere una comprensione adeguata della condizione umana senza rispondere a questa domanda”. Elaborando i concetti di “impegno congiunto” e di “soggetto plurale”, l’autrice affronta alcuni problemi decisivi del “noi collettivo” protagonista delle nostre vite quotidiane. Esistono valori collettivi, i valori di un soggetto plurale, di un noi collettivo? E che ne è della libertà dei singoli individui nella condivisione dei valori di un soggetto plurale? Se diciamo che noi siamo moralmente responsabili per qualcosa, che cosa dice questo di me e di te, singoli individui appartenenti a quel collettivo? Qual è la relazione tra l’impegno congiunto costitutivo del noi collettivo e il fenomeno della fusione degli io nell’amore? Che cosa distingue un mero aggregato di singoli esseri umani da un’unità sociale? Nel caso della comunità europea, siamo in presenza della costituzione di un nuovo “noi”, di un nuovo popolo con le caratteristiche di europei? L'autrice Margaret Gilbert insegna Filosofia all’Università della California, Irvine. Tra i suoi testi di ontologia sociale: On Social Facts (1989), Living Together: Rationality, Sociality, and Obligation (1996), Sociality and Responsibility: New Essays in Plural Subject Theory (2000) e Joint Commitment. How We Make the Social World (2013)

Immagini che ci guardano

Teoria dell'atto iconico

di Horst Bredekamp

pagine: 402

Uno fra i più autorevoli storici dell’arte dei nostri giorni si interroga sul perché l’idea stessa di immagine, il suo fascino e la sua potenza siano temi sempre attuali. Questo dipende in primo luogo dall’inedita predominanza del visuale in tutti gli ambiti del nostro quotidiano. Ma dietro si annida un problema più profondo e paradossale: le immagini, in quanto artefatti, non possiedono vita propria, eppure sviluppano una presenza che le differenzia e le eleva rispetto alla materia inanimata. Da qui l’aspettativa che la riflessione possa spingersi oltre il livello del puro sguardo, della mera contemplazione. Nell’apparente conflitto tra fissità e vitalità sta il vero potere attivo delle immagini. Partendo da questo presupposto, Horst Bredekamp sviluppa una teoria dell’atto iconico complementare a quella dell’atto linguistico e distingue tre aree in cui le immagini operano attivamente: la vita artificiale, lo scambio di immagine e corpo e l’energia autonoma della forma. Il volume rappresenta la summa di decennali ricerche sulla fenomenologia delle immagini e sulla loro forza intrinseca. L'autore Horst Bredekamp insegna Storia dell’arte alla Humboldt-Universität di Berlino. È stato insignito del Sigmund-Freud-Preis per la prosa scientifica. Per il suo straordinario contributo alla storia dell’arte ha ricevuto l’Aby-M.-Warburg-Preis, il Max-Planck-Forschungspreis e il Richard- Hamann-Preis.

L'empatia degli spazi

Architettura e neuroscienze

di Harry F. Mallgrave

pagine: 296

Prefazione di Vittorio Gallese Gli edifici sono spesso considerati oggetti stravaganti piuttosto che elementi palpabili cui i nostri corpi e i nostri sistemi neurologici sono inestricabilmente connessi. Ma come Mallgrave ci spiega in questo volume, l’architettura non è un’astrazione concettuale bensì una pratica incarnata, e lo spazio architettonico si costituisce primariamente attraverso un’esperienza emotiva e multisensoriale. Se le più avanzate scoperte scientifiche promettono benefici in ambito biologico o psicologico, queste stesse scoperte hanno anche la potenzialità di migliorare i nostri ambienti costruiti. Discutendo le implicazioni delle neuroscienze per la progettazione architettonica, l’autore ci invita a indirizzare la nostra attenzione a coloro per i quali progettiamo: le persone che abitano gli edifici che costruiamo. L'autore Harry Francis Mallgrave, un pioniere degli studi sull’applicazione delle neuroscienze alla teoria architettonica, insegna Architettura presso l’Illinois Institute of Technology.

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