Per troppo tempo, sostiene Ian Hacking, l’immagine della conoscenza scientifica è stata dominata dalla teoria, mentre l’esperimento è stato relegato a mera appendice. Ma la storia delle scienze ci mostra che, lungi dal voler essere spettatori, gli scienziati intervengono attivamente nel gioco dei fenomeni, manipolando la natura per produrre effetti che prima non c’erano. Così, la dimensione sperimentale può vivere di vita propria, in maniera indipendente dalla teoria, e lo scienziato assomiglia più a un artigiano che a un giudice delle ipotesi teoriche.
In questo modo, Hacking affronta uno dei dibattiti classici della filosofia, quello sul realismo. Le entità con cui costruiamo le concezioni più audaci non possono venire osservate in senso stretto. Eppure, elettroni e protoni, geni ed enzimi vengono manipolati per produrre fenomeni inediti e indagare altri aspetti della natura. È questa capacità di intervenire sul mondo che costituisce il miglior argomento a favore del realismo: tali entità sono reali non perché descrivono la realtà, ma perché possiamo usarle per trasformarla.
Biografia dell'autore
Ian Hacking
Ian Hacking (1936-2023) è stato uno dei maggiori filosofi della scienza fra il XX e il XXI secolo. I suoi contributi hanno aperto nuove vie in moltissimi campi, dalla storia e filosofia della probabilità alla filosofia del linguaggio e alle critiche al costruzionismo sociale.
Tra le sue opere pubblicate in Italia ricordiamo Rivoluzioni scientifiche (Bari 1985), Conoscere e sperimentare (Bari 1987), L'emergenza della probabilità (Milano 1987), Il caso domato (Milano 1994) e, nelle nostre edizioni, Linguaggio e filosofia (1994) e Rappresentare e intervenire (2026), opera con cui ha rimesso al centro del dibattito filosofico l'attenzione per la dimensione sperimentale della scienza.
